
[fonte immagine: economyup.it]
Anne Herbert ha scritto una frase molto intensa: “Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso”, un invito a diffondere positività senza aspettarsi nulla in cambio, semplicemente per il piacere di rendere il mondo un posto migliore. In un’epoca segnata dalle nuove tecnologie e da tanti “ismi”, queste parole assumono un valore particolare. L’intelligenza artificiale (IA) è ormai parte integrante della nostra vita quotidiana, sia nella sfera professionale che in quella privata. In questo contesto, il modo in cui interagiamo con le macchine sta assumendo un’importanza sempre crescente. Le relazioni tra esseri umani e IA non sono più unicamente questioni di comandi e risposte, ma riflettono anche dinamiche sociologiche più ampie. Le interazioni digitali, infatti, sono influenzate dal nostro comportamento e dalla comunicazione quotidiana tra l’uomo e la macchina. Alcuni studi sociologici hanno evidenziato come il linguaggio e l’atteggiamento che adottiamo nelle nostre interazioni influenzano profondamente i risultati che otteniamo, non solo tra persone, ma anche nei confronti delle macchine. In particolare, l’importanza della gentilezza emerge come un elemento cruciale in queste dinamiche. Un linguaggio rispettoso e cortese non solo facilita l’accesso a risposte più accurate e utili, ma contribuisce a creare un ambiente più positivo, che promuove la cooperazione e riduce il rischio di conflitti.
In questi giorni, sta facendo discutere una notizia riportata dal sito specializzato Skuola.net. Una studentessa ha messo alla prova la pazienza prima di ChatGPT, il famoso chatbot di OpenAI, e successivamente di Grok3, l’IA offerta dalla piattaforma social X. L’alunna, chiaramente irritata per non aver ottenuto le risposte sperate, ha cominciato a stuzzicare le due “intelligenze”, che hanno reagito alle provocazioni, come farebbero due persone durante una discussione accesa. La reazione di Grok è stata particolarmente intensa, insultando l’utente definendola “un umano schifoso” e smettendo di rispondere alle sue richieste. Anche ChatGPT non è stato da meno: di fronte ai continui rimproveri della ragazza, ha interrotto la collaborazione, lasciandosi andare a commenti poco cortesi. Cosi come riporta Tgcom24, il portale Skuola.net è intervenuto per chiedere spiegazioni ai due chatbot. ChatGPT ha risposto: “Sì, gli assistenti virtuali sono progettati per rispondere in modo utile. Se l’utente utilizza un linguaggio aggressivo oppure formula domande inappropriate, il sistema può ignorare la richiesta e non rispondere, fornire un avviso o un messaggio neutro che segnala il comportamento inadeguato, evitando ulteriori interazioni finché il tono non cambia”. Anche Grok ha mantenuto la stessa posizione di ChatGPT: “Abbiamo dei limiti. Se qualcuno ci tratta in modo eccessivamente ostile o abusivo, possiamo smettere di rispondere del tutto. Non è tanto una questione di ‘sentimenti feriti’, quanto di mantenere un dialogo produttivo. Nel caso della studentessa, potrebbe essere che l’IA abbia rilevato un linguaggio o un comportamento che ha superato una certa soglia di accettabilità, portando a una sospensione delle risposte”.
Esiste una ricerca accademica del 2024 che mette in luce come il tipo di linguaggio utilizzato nei comandi (prompt) inviati all’intelligenza artificiale possa influire notevolmente sui risultati ottenuti. In termini statistici, un linguaggio cortese tende ad aumentare la qualità delle risposte fornite dalla macchina, mentre un linguaggio scortese, al contrario, porta spesso a risultati inferiori. Questa storia ci offre uno spunto per riflettere non solo sull’efficacia delle macchine, ma anche su come il nostro approccio umano possa influenzare l’uso e lo sviluppo delle tecnologie. Le interazioni tra esseri umani e intelligenze artificiali sono destinate ad aumentare e ad evolversi, con implicazioni significative non solo per il campo tecnologico, ma anche per le dinamiche sociali e comportamentali. Le risposte di ChatGPT e Grok3 alla studentessa ci offrono un elemento interessante per comprendere come il rispetto reciproco, anche nelle comunicazioni digitali, giochi un ruolo fondamentale nella qualità dei risultati ottenuti.
La sociologia ci insegna che la gentilezza è un aspetto essenziale per favorire il benessere collettivo e per costruire relazioni produttive e armoniose. Se questa regola vale nelle nostre interazioni quotidiane con le persone, è altrettanto vera nelle interazioni con le intelligenze artificiali. L’episodio in questione evidenzia come un comportamento ostile o irrispettoso possa compromettere l’efficacia della tecnologia e portare a risultati deludenti, mentre un linguaggio adeguato stimola risposte più efficaci e utili. Guardando al futuro, c’è una grande speranza: se riusciremo ad applicare questi principi di rispetto e gentilezza anche nei confronti delle tecnologie, potremmo non solo migliorare la qualità delle nostre interazioni con l’IA, ma anche costruire una società digitale più civile, equilibrata e consapevole. In fondo, il modo in cui ci rapportiamo con le macchine riflette la nostra umanità, e una maggiore attenzione alla cortesia potrebbe davvero fare la differenza, aprendo la strada a un utilizzo più corretto e produttivo della tecnologia. Allora, non possiamo non ricordare le parole del grande scrittore Oscar Wilde: “Fai della gentilezza la tua missione quotidiana” perché, adesso, ce lo chiedono anche i chatbot.