
[fonte foto: Oxfam]
Alla fine dello scorso anno c’è stato un vero botta e risposta tra Oxfam e la Banca Mondiale a proposito degli aiuti destinati ai paesi poveri.
Secondo Oxfam, negli ultimi sette anni, una percentuale rilevante (il 40 per cento) dei 41miliardi di dollari di finanziamenti per il clima erogati dalla Banca Mondiale non sarebbero stati “adeguatamente monitorati a causa di attive pratiche di registrazione”. Per Oxfam, non esisterebbe “un chiaro registro pubblico che dimostri dove siano finiti questi soldi o come siano stati utilizzati, il che rende impossibile qualsiasi valutazione del loro impatto”. La risposta della Banca Mondiale non si è fatta attendere. A novembre 2024 (ma la pagina è stata aggiornata solo pochi giorni fa) è stata pubblicata una dichiarazione nella quale si ribadiva che “Nonostante alcune affermazioni, tra i 24 e i 41 miliardi di dollari di fondi per il clima non sono scomparsi nella Banca Mondiale. Qualsiasi affermazione di denaro mancante o non contabilizzato è semplicemente falsa. La Banca contabilizza ogni dollaro preventivato in tutte le sue operazioni e tutti i suoi prestiti beneficiano di una stretta supervisione. I dati finanziari delle banche sono sottoposti a revisione contabile indipendente ogni anno e sono disponibili al pubblico”. “Quando approviamo un progetto, valutiamo sistematicamente se le sue attività contribuiranno a ridurre le emissioni di gas serra o affronteranno direttamente le vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Seguiamo una metodologia rigorosa, condivisa da tutte le banche multilaterali di sviluppo, per calcolare la parte dei nostri finanziamenti che conta come finanziamento per il clima. Nell’ultimo anno e mezzo, la Banca Mondiale ha lavorato per diventare più veloce, più semplice e più orientata all’impatto. Nell’ambito di questo sforzo, stiamo trovando nuovi modi per migliorare la responsabilità, la trasparenza e garantire che i nostri progetti guidino un cambiamento reale”, hanno sottolineato i tecnici della Banca Mondiale.
Quale che sia la verità c’è un altro dato riguardante i paesi poveri di cui non si è parlato e che avrebbe meritato un’attenta riflessione. A dicembre del 2024, la stessa Banca Mondiale ha pubblicato l’International Debt Report 2024, la pubblicazione annuale contenente statistiche e analisi circa il debito estero dei paesi a basso e medio reddito che fanno capo al Debtor Reporting System (DRS) della Banca Mondiale. Da questo documento emergerebbe che una parte considerevole dei finanziamenti concessi ai paesi poveri in realtà non sarebbero “aiuti” ma veri e propri affari e speculazioni per i soggetti erogatori di questi prestiti. Nel documento si sottolinea che, proprio per far fronte al loro debito estero, nel 2023 i paesi in via di sviluppo hanno dovuto sborsare la cifra record di 1.400 miliardi di dollari. La causa è da ricercare nell’aumento dei tassi di interesse, che ha gravato in modo considerevole sull’esposizione debitoria degli Stati. Ai “paesi più poveri e vulnerabili” è andata peggio (in rapporto alle loro condizioni): essere aiutati a questi paesi è costato 96,2 miliardi di dollari, di cui oltre un terzo, quasi 35 miliardi, soltanto in interessi. Ancora una volta, la causa principale sarebbero i tassi di interesse pretesi: sono raddoppiati nel corso degli ultimi anni, superando in media il 4 per cento nel caso dei prestiti concessi da controparti pubbliche e il 6 per cento per quelli ricevuti da privati.
Anche in questo rapporto si è parlato di cambiamenti climatici e all’adattamento ai loro impatti: le somme che i paesi poveri hanno dovuto restituire e pagare come interessi è superiore a quella che sarebbe bastata a mitigare i cambiamenti climatici e far fronte agli eventi estremi. In pratica, “ad eccezione dei fondi concessi dalla Banca mondiale e da altri organismi multilaterali, la realtà è che il denaro esce dalle economie povere, anziché entrarvi”, ha commentato Indermit Gill, capo economista presso la stessa World Bank. Una realtà paradossale della quale non si parla mai. Un giro d’affari planetario camuffato sotto forma di “aiuti” ai paesi poveri. E, come se non bastasse, si tratta di una situazione che non sembra destinata a migliorare. Almeno a breve. “Benché i tassi di interesse stiano cominciando a scendere lentamente, restano ancora oggi superiori alla media del decennio che ha preceduto la pandemia”, si legge nel rapporto della Banca Mondiale.
La realtà è che, per pagare gli interessi sui prestiti, molti di questi paesi sono stati e saranno costretti a contrarre nuovi debiti per poter pagare le rate dei debiti precedenti (e i relativi interessi). Un circolo vizioso che finirà per limitare considerevolmente la possibilità dei governi dei paesi più poveri non solo di far fronte ai cambiamenti climatici, ma perfino di garantire servizi essenziali ai propri cittadini.